“D’Amore & d’Altro” di Luciano Zaami, presentato a Caltanissetta

di Crotone Bloggalo! il 14 dicembre 2009 alle 0:02:23

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Si terrà mercoledì 16 dicembre alle 19.00 presso la Piccola Libreria
Indipendente Utopia, in viale Sicilia a Caltanissetta, sua città
natale, la presentazione del libro di poesie del “nostro” Luciano
Zaami, blogger che gestisce Orientexpress
nel 2006, e che come il suo autore ha viaggiato in giro per l’Europa
per poi, a tre anni dalla stampa, approdare finalmente in Sicilia.
Zaami infatti è stato per circa 11 anni uno di quei cervelli in fuga
che ha prima studiato a Napoli e poi lavorato a Budapest, ma i suoi
studi in Lingue e Civiltà Orientali lo hanno portato ancora più ad
Est, e questo perenne viaggio lo ritroviamo anche nelle sue parole,
che parlano di derive ed approdi e di lingue straniere. Un libro in
cui la Sicilia si percepisce in moltissime pagine, ma soprattutto
nella splendida “Sei il Sud”, un brano che raccoglie in poche righe la
bellezza di una terra ferita ma che ancora lotta per la sua identità.

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Ma forse più di ogni altra recensione, è meglio lasciar spazio alle
parole espresse prima di noi da alcuni critici ed attori di teatro:

Luciano Zaami, col suo “D’amore e d’altro”, tramite frammenti, frasi
che sembrano spezzate ma che in realtà hanno in sé tutta la loro forza
evocativa, ci permette di fissare per un attimo lo sguardo su
impalpabili stati d’animo, su sensazioni soggettive ma che in realtà
sono patrimonio di tutti. (Raimonda Granato).

Che sia “amore o altro”, verso dopo verso, quest’inchiostro che sa di
zagara e nebbia, di sensualità e martirio, di derive e approdi, dagli
occhi giunge direttamente al cuore. E, rinunciando a ghirigori
sintattici e ad estetiche acrobazie semantiche, ogni verso sembra
ricordarci che l’emozione non è mai una scelta, ma un’eventualità.
Eccola. (Roberto Azzurro)

“D’amore&d’altro” di Luciano Zaami. Ovvero: l’anima ironica e il
sogno. Si esprime così il sentimento misto, parente della lusitana
saudade, che percorre questo libro d’esordio, riuscitissimo. L’ironia
è la cifra dominante, che non si nega, in un sapiente gioco e
sentimento del contrario, la visione di frammenti – ma appunto solo
frammenti – di pienezza dolce e luminosa. Il tono è epigrammatico,
gnomico, di una saggezza che non ti aspetti da un giovane poeta. Ti
apre lo spazio breve di momenti epifanici di unione e di abbraccio col
Tu, di cui, sempre, conosce anche l’illusorietà. Si resta “lettere
senza destinatario”. Si è liberi, ma soli, quando l’amore fusionale
non ci minaccia. Quando il troppo non ci sconvolge i confini dell’io.

È una scrittura consapevole, nella forma sorvegliata che ti sorprende,
come certe canzoni di Henrich Heine, con una giravolta apparentemente
giocosa, in realtà malinconica e talvolta tendente all’atrabile del
malinconico (“agilmente di avvicini/ cercando i miei baci./ Io /
imbarazzato/ guardo i tuoi occhi/ invitandoti a continuare”).
Scrittura consapevole anche nei contenuti: dal male da cui, senza
ironia, l’io lirico vorrebbe a tutti i costi proteggere il tu,
attraverso le metafore – fino al sentimento del tempo, a quella stessa
scrittura legato (“vorrei esser neve/ e che tu fossi terra./ Così ti
coprirei/ per proteggerti/ da tutto questo orrore.”). La pienezza,
sembra dirci Zaami – è postuma, e vive in modo mediato, solo in poesia
(“mi rivedrò a scrivere/ di amori e dolori./ E tutto/ sarà dolce.”)
La pienezza può essere pensata, balenante, nello spazio di due sillabe
che spesso ricorrono tra i suoi versi: “forse”. (Camilla Miglio)

Categorie: Dalla Redazione


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