Crotone: Tra inganno e realtà
di Crotone Bloggalo! il 15 aprile 2009 alle 0:02:44
Aeroporto,Pertusola e Cellulosa 2000,S.S. 106 e ferrovia Jonica. Stesse promesse,stessi politici,stesse menzogne. Le promesse mai mantenute,gli scandali e gli strafalcioni di una terra dimenticata da tutti,anche dai suoi abitanti.
Crotone,diretta discendente di quella Kroton che nella Magna Grecia equivaleva a ciò che oggi è Roma per l’Italia. Un centro dalle mille funzioni,dagli abitanti gloriosi (qualcuno ricorda un certo Pitagora?). Era una terra dove veniva prodotto un vino,il Cirò,che veniva dato in dono ai vincitori delle Olimpiadi. Molto di questo vino avrebbe potuto evitare di farsi tanti viaggi in mare,visto che molti crotoniati poi lo ebbero in premio per le loro imprese sportive,a riprova della grandezza della gente che calpestava questo suolo secoli fa. Ma tutto ciò avveniva più di 2000 anni fa,e purtroppo oggi le cose sono ben diverse. Oggi,quando si nomina Crotone,si pensa subito alla ‘ndrangheta,alla malavita. E a pensarci bene non potrebbe essere diversamente,anche perchè quel poco che era rimasto di buono,il Crotone Calcio,ora si è trovato ad affrontare una gravissima crisi economica,che lo ha portato anche sull’orlo del fallimento. Tanto per cambiare,si è parlato solo di questo,non dell’allora primato in classifica. Classico favoritismo per il Nord? Incapacità cronica di vedere il lato bello di questa terra? Paura di raccontare la verità? Eppure spesso i nostri colleghi giornalisti hanno ragione: è vero che le cose qui non vanno bene,è vero che qui si vive veramente nella “pattumiera d’Italia”,e per pattumiera,ahimè,non si intendono solo i rifiuti… Qui di seguito vi darò un quadro generale di ciò che un crotonese di oggi si trova davanti agli occhi,insomma quelle notizie che non escono dai confini di questa malandata provincia.
AEROPORTO SANT’ANNA – Mai autorizzato al decollo
E’ l’ultimo in ordine di grandezza tra gli aeroporti calabresi,aspettando quello che nascerà a breve nella Sibaritide. Fino a qualche mese fa era servito dalla AirBee (poi finita in seri guai finanziari),dopo un lungo appoggio da parte di AirOne. “Volata via” l’AirBee,il Sant’Anna è diventato praticamente inattivo,se non per i piccoli aerei che saltuariamente si alzano in volo dalla pista crotonese. Questo aeroporto,prima di questa condizione di disuso,ha toccato un tetto massimo di traffico passeggeri di 106.000 unità,molto poche rispetto agli standard nazionali. Anche se c’è da dire che con solo due voli al giorno è difficile avere un notevole transito di passeggeri. Ebbene,la società Aeroporto Sant’Anna sta provando ormai da fine 2005 a far funzionare questo aeroporto,vantaggioso per chiunque debba raggiungere le località turistiche della costa jonica medio-alto calabrese. Ma niente da fare,l’aeroporto non è stato neanche inserito nel Piano Regionale dei Trasporti. Motivo? Non sono stati individuati gli obiettivi che dovrebbe conseguire l’espansione della pista del Sant’Anna e l’ammodernamento dell’intera struttura.
Obiettivi facilmente riconoscibili nel favoreggiamento dell’economia locale,nella creazione di posti di lavoro e nell’incoraggiamento del turismo,giusto per citarne alcuni. Eppure,qualche anno fa,una commissione di nove esperti del settore ritenne realizzabile sotto ogni punto di vista il potenziamento dell’Aeroporto e delle sue strutture. In parte ciò è stato fatto,costruendo l’edificio principale e iniziando la costruzione di una nuova torre di controllo più moderna e tecnologica. Stesso parere positivo viene dato in seguito dalla Direzione Generale per i Beni Paesaggistici e Architettonici (c’è da dire che l’aeroporto è situato a pochi chilometri dall’importantissima area archeologica di Capo Colonna,perciò sono stati d’obbligo diversi sopralluoghi sul posto prima di dare l’ok). Addirittura degli studiosi provenienti dall’Università di Austin (Texas) hanno dato il via libera all’ampliamento della pista,che avrebbe così permesso di dirottare voli internazionali indirizzati a Lamezia Terme (con cui Crotone condivide parte dello spazio aereo di appartenenza),o semplicemente di sfruttare al massimo la struttura.
Ma tutto cambia quando le carte passano in mano al Ministero dell’Ambiente del governo Berlusconi,in una richiesta fatta pervenire al Ministro il maggio scorso. Il progetto non va bene,si dice,ma la verità è che l’aeroporto non risulta nel Piano Regionale per i Trasporti. Risultato? Un enorme spazio recintato al fianco della S.S. 106 con erbacce che crescono a dismisura quasi a voler nascondere la pista e viaggi di almeno un’ora e mezza per raggiungere l’aeroporto funzionante più vicino,Lamezia Terme. E soprattutto,altra gente costretta a lavorare in nero o darsi alla malavita per riuscire a mordere un pezzo di pane. Quando la ‘ndrangheta non sembra poi così sbagliata…
PERTUSOLA SUD E CELLULOSA 2000 – Fabbriche di illusioni
Crotone,nei primi anni ‘90,era il polo chimico di riferimento del Sud Italia. Un centro industriale specializzato nel trattamento dello zinco e di tanti altri materiali chimici provenienti da tutta Italia. Erano i tempi della Pertusola,uno stabilimento che oggi si eleva imponente alla periferia nord di Crotone. Passando col treno si intravedono,al di là dei recinti,sili,cisterne,grovigli di tubi,ciminiere,magazzini. Una volta lì dentro ci passavano chissà quali sostanze,ora prolifera la ruggine. La Pertusola Sud era specializzata nella raffinazione di prodotti chimici,e trascinò con se un (momentaneo) sviluppo per l’intera città. Fu costruito un porto industriale e uno scalo ferroviario di dimensioni non poi così modeste,oltre a portare proventi economici anche importanti alla città. Ma la città stessa,oggi,conserva un’altra eredità targata Pertusola,che non si riconosce nè nel porto,nè nello scalo ferroviario,nè nello stabilimento in disuso. Crotone ha preso in eredità i suoi rifiuti,le sue scorie. Per la maggior parte,altamente tossiche. Le case,le scuole,le scogliere,il porto stesso,hanno rifiuti tossici da vendere. Certo,che l’industria inquinasse lo si sapeva già da tempo,ma che fosse questo l’inquinamento che produceva non se lo sarebbe mai aspettato nessuno. La spiaggia antistante lo stabilimento ha preso fuoco spontaneamente diverse volte,essendo ricchissima di elementi chimici di scarto in grado di produrre reazioni di combustione spontanea. E pensare che su quelle spiagge tremendamente pericolose spesso si vede gente armeggiare con le loro canne da pesca,quasi come inconsapevoli di ciò che stanno calpestando. Ecco svelato il mistero dell’aumento considerevole delle morti per cancro negli ultimi 20 anni nel Marchesato Crotonese. E basta andare a fare un giro nel quartiere di Lampanaro,periferia sud di Crotone,uno dei quartieri più dimenticati della città,per capire quanta disumanità ha avuto certa gente,quella gente che a quei tempi gestiva tutto il “giro” delle scorie della Pertusola,quella gente che ha saputo riconfermare l’incredibile abilità del genere umano nel commettere atti a dir poco orrendi. E poi arrestano chi ruba fili di rame…
La Cellulosa 2000,come è facile intuire dal nome,era una cartiera. Ovviamente qui l’impatto ambientale si riduce sensibilmente,le poche materie chimiche utilizzate di certo non erano cancerogene. A vederla da fuori,non sembra poi così abbandonata. Sembrano ancora nuove le sue pareti grigie con scrittura azzurra,ma è scendendo più in basso che si capisce che,in verità,è solo un altro edificio abbandonato alla sua sorte. Fino a poco tempo fa erano stipati,nel piazzale antistante lo stabilimento,tonnellate e tonnellate di pacchi di cellulosa,pronti per essere lavorati tra le mura grigie e blu dello stabilimento. Al loro posto ora ci sono tracce nere e ammassi di ceneri. Bruciati. Quest’azienda rappresentò,a suo tempo,una benedizione per tutti quei disoccupati che popolavano (e popolano) la città di Crotone. Ma fu solo un miraggio,visto che ormai sono anni che quei lavoratori non vengono pagati. Scioperi,blocchi stradali,cartelloni di fronte al Palazzo di Giustizia. Una giustizia da sempre chiesta,ma mai resa dalle istituzioni. Un urlo disperato da famiglie che non sanno come poter andare avanti,da padri e madri che non sanno come dar da mangiare e come far studiare i loro figli e le loro figlie. Voci sempre soffocate dalla prepotenza di chi ha potere,dalla “cultura del profitto” che accomuna la stragrande maggioranza degli industriali,dalla ‘ndrangheta e i suoi interessi,e soprattutto dal silenzio,dall’omertà,dall’indifferenza degli abitanti di questa terra.
FERROVIA JONICA E S.S. 106 – Il male (non) minore
Ve le ricordate le Littorine? Le Aln 668 prodotte dalla Fiat a cavallo degli anni ‘60-’80? E le D445? Quelle locomotive diesel utilizzate per anni per i servizi merci,e oggi spesso visibili negli scali ferroviari per operazioni di manovra? Se la risposta è si,allora ecco a voi gli unici treni che potete veder transitare nella tratta Sibari – Catanzaro Lido – Reggio Calabria. Anche se vederli è sempre più raro,almeno tra Sibari e Catanzaro Lido. Il tratto Jonico della R.F.I. è l’unica tratta a caratura principale in Italia a non essere elettrificata,e una delle poche ad avere un binario singolo. E forse è anche la più stracolma di disservizi nell’intero stivale. Per sapere di cosa parlo,basta salire su un treno da Sibari a scendere e guardarsi intorno: sedili impolverati come pezzi d’antiquariato,controllori che giocano al cellulare e scambiano quattro chiacchiere con qualche conoscente,fino a qualche tempo fa percentuali di ritardi di minimo 10 minuti al 60% dei servizi,in generale vetture vecchie e obsolete,stazioni che rappresentano case dei sogni per i “writers”,che possono sbizzarrirsi con le loro bombolette spray. E sempre meno tratte a lunga percorrenza. Forse quest’ultimo è il lato più evidente tra quelli che farebbero “sospettare” un certo sfavore nei confronti dello sviluppo delle ferrovie calabresi. Tempo fa c’era il treno da Bari a Reggio Calabria via Metaponto-Sibari-Catanzaro Lido,un treno abbastanza frequentato e molto comodo. E’ stato soppresso l’estate scorsa. La motivazione ufficiale recitava “Treno soppresso per mancanza di personale”. La versione di un ufficiale delle FS interrogato da me sulla questione fu questa: “Loro dicono di non avere personale,mentre c’è un sacco di gente che aspetta di essere assunta su questa tratta e che si ritrova a casa con le mani in mano non sapendo come arrivare e cosa fare fino alla fine del mese”. Ma come,non avevano detto che non c’era personale? Continua il ferroviere (di cui,per ovvie ragioni di privacy,non faccio il nome) “La verità è che qui da noi ti assumono solo se hai qualche parente già inserito,che ti fa la raccomandazione,altrimenti devi davvero essere più bravo di loro per sperare qualcosina…” Verità dolorosa,una verità a cui ormai il popolo crotonese è fin troppo abituato. Come anche ai fumi di quelle belle,dolci e ormai anziane Littorine serie 668,che ogni volta ti danno quel senso di tenerezza che ti da un’anziana seduta sul ciglio della porta di casa a lavorare la maglia,e che nonostante tutto continuano a correre veloci tra le meravigliose campagne del Marchesato.
Parallela alla ferrovia,ma molto meno malinconica,corre la Strada Statale 106 “Jonica”,che collega Taranto a Reggio Calabria. E’ difficile che non l’abbiate mai sentita nominare:è tra le 5 più pericolose d’Italia,il suo soprannome è “la strada della morte”. Una strada che,fino al confine lucano-calabrese,assume le sembianze di un’autostrada. Molto veloce,curata,moderna. Ma poi,arrivati a Montegiordano,la storia cambia drasticamente. Due imbocchi di tunnel sorgono ai lati della Statale,due cimeli di ciò che quella strada voleva essere e poi non è mai stata. Si va dalle stelle alle stalle. Dopo essere passati nel centro abitato,si esce ancora sulla strada a 4 corsie,con alle spalle un lunghissimo ponte che collega la fine della galleria alla strada preesistente. Uno che la percorre per la prima volta,potrebbe pensare che sia lì da poco. Sono oltre 8 anni che quella struttura è lì,in attesa solo di essere aperta. Dopo Montegiordano non ci sono più tanti cantieri,o meglio,ci si è abituati alla visione visto che la strada stessa è un cantiere. Buche,curve pericolosissime,accesi poderali da infarto,centri abitati affollati e trafficati. Non è difficile confonderla per una strada provinciale. Ma non è facile uscirne vivi,spesso e volentieri. Il tasso di mortalità lungo gli oltre 400 km della statale è elevatissimo,e come è facile immaginare i limiti di velocità non sono poi così rispettati. Nell’area crotonese i punti critici sono diversi: il punto più pericoloso può essere associato al curvone tra il ponte sul fiume Neto e l’ingresso di Strongoli. Una curva cieca larga e veloce,dove l’anno scorso in pochi mesi ebbero luogo due incidenti mortali. Al termine sud del curvone è presente anche un accesso poderale,spesso usato da trattori che rappresentano un evidente pericolo per tutti. Immaginatevi a percorrere questa curva,e a vedervi improvvisamente un mezzo pesante venirvi addosso. Uno dei due incidenti mortali già citati ebbe questa dinamica. Altri punti pericolosi,certamente l’incrocio del Centro Commerciale (proprio lì dove sorge la Cellulosa 2000),che quando si riempie è quasi sempre teatro di incidenti che vanno dalle piccole ammaccature che si risolvono con qualche insulto alla consorte a incidenti ben più importanti,con ferite serie se non danni ancor più gravi. Sempre a Crotone,la discesa dalla sopraelevata a quattro corsie,spesso teatro di spettacolari voli dalla sede stradale ai campi coltivati sottostanti. Ma basta guardare le condizioni dell’asfalto per capire di cosa si parla. Buche (se non proprio autentiche fosse) coperte con i “sacchetti” provvisori e poi mai realmente riparate,porzioni di asfalto nuovo affiancate al vecchio a creare “gradini” che possono arrivare ai 2 cm,guard rail obsoleti e ormai inutili allo scopo,segnaletica insufficiente o del tutto assente. Segni particolari di quella che è la strada obbligatoria per molti mezzi pesanti attivi sulla costa Jonica,ricca si di paesaggi spesso mozzafiato,ma anche di lapidi mortuarie ai bordi della carreggiata.
La provincia di Crotone può essere riassunta in tutto questo,dai segnali stradali crivellati di colpi d’arma da fuoco ai bambini calvi che giocano in qualche radura abbandonata di Lampanaro,ma soprattutto in questi cinque manifesti eccellenti del malessere che questa gente si trova ad affrontare quotidianamente. Un malessere al quale ormai ha fatto il callo,un malessere che è finito per andare quasi bene a questo popolo,quasi come fosse un segno di identità nazionale. E’ scomparsa la voglia di cambiare,e si perdono gli stimoli anche per provarci,visto che alla fine ci si ritrova sempre da soli senza nessun appoggio. Eppure i crotonesi non perdono tempo a criticare la loro classe politica,ma poi non si ricordano mai che a votarli non sono stati gli Armeni o i Somali,ma sono stati loro. Si crede nelle promesse fatte da questa massa di politicanti con la cultura del profitto nel sangue, promesse che hanno quel sapore amaro di utopia,quel sapore all’apparenza così buono che però sai che fa male. Come fumare una sigaretta,insomma. Perciò,si lascia fare al caso,sperando che prima o poi le cose cambino senza che ci si scomodi dalla propria poltrona davanti alla tv. Ma è seminando che poi si raccoglie il grano,ed è parlando,urlando senza timore come fece Peppino Impastato ai suoi tempi,che si allunga una pista di un aeroporto,che si bonifica uno stabilimento,che si pagano dei lavoratori,che si elettrifica e si potenzia una tratta ferroviaria,che si sistema una strada.
Che si vive meglio,semplicemente.












Segnalo che questo articolo è già apparso, con successo, su http://gazzettadeglistudenti.wordpress.com
Ecco il link : http://gazzettadeglistudenti.wordpress.com/2009/02/26/crotone-tra-inganno-e-realta/
E’ apparso praticamente in qualunque sito io mi sia registrato! Qui non potevo non inserirlo,in quanto è una specie di resoconto della condizione in cui versa la città di Crotone e che viene patita di conseguenza da tutta la provincia.
Ma non parliamo di massimo rispetto che sembro qualche capomafia della zona,eh…
Auguri e in bocca al lupo per il blog.
Purtroppo è tutto vero come è vero che sono proprio i nostri politici (solo canta-galli locali)che non vogliono lo sviluppo della nostra città.
Esempio ultimo scandalo mediatico EUROPARADISO che fino a l’atro ieri era per tutti una truffa e un accordo tra mafia e una parte della politica ,fino ad ieri perché dopo le prime udienze sono stati già assolti e prosciolti di ogni accuse alcune figure politiche e amministratori di Crotone che erono a favore dell’insediamento del villaggio.Quindi gia da quando ho letto l’articolo sull’assoluzione di questi personaggi,nella mia testa ronza sempre un dubbio come penso a una buona parte della città ,è vero che era una bufola il progetto EUROPARADISO ma è stato solo un capriccio politico e della magistratura Crotonese che sta facendo sempre di Più affondare questa città ,e quindi ancora una volto un occasione di sviluppo turistico (vocazione tra l’altro del nostro territorio)?Spero quantomeno che questo processo duri il meno possibile e non come quelli che i nostri giudici sono abituati a fare quando soprattutto devono tutelare i cittadini,almeno possiamo capire e non tormentarci più.
benvenuto e buon lavoro!